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Ricostruirsi dopo la fine di una storia di coppia

© Francesca Catastini http://www.francescacatastini.it

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Soffrire per amore ci mette in contatto con noi stessi, con quello che siamo e con le cose che facciamo.

Si tratta di un momento in cui siamo costretti a recuperare le nostre caratteristiche individuali che avevamo perso nella coppia.

È necessario fare qualcosa di importante per noi stessi; non si può interrompere un rapporto significativo senza sostituirlo con altri interessi e altre incombenze. Fare moto o andare in palestra può aiutare, iscriversi a un corso di cucina, cucinare per sé e gli altri, riordinare, fare spazio nei cassetti….in quanto esseri umani dopo una esperienza del genere c’è la possibilità di sprofondare nel terrore del vuoto ma è possibile ricostruirsi, e ricominciare. 

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Il bullismo

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Per bullismo si intendono tutte quelle azioni di sistematica prevaricazione messe in atto da parte di un bambino/adolescente, definito “bullo” (o da parte di un gruppo), nei confronti di un altro bambino/adolescente percepito come più debole, la vittima.  E’ possibile distinguere tra bullismo diretto (che comprende attacchi espliciti nei confronti della vittima e può essere di tipo fisico o verbale) e bullismo indiretto (che danneggia la vittima nelle sue relazioni con le altre persone, attraverso atti come l’esclusione dal gruppo dei pari, l’isolamento, la diffusione di pettegolezzi e calunnie sul suo conto, il danneggiamento dei suoi rapporti di amicizia)

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I conflitti nella coppia

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La Terapia di Elisa Micalef

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L’incapacità nella gestione dei conflitti nelle relazioni di coppia può rappresentare una delle principali motivazioni che conducono alle separazioni. Una famosa ricerca degli anni 90 di Gottman sulle differenze tra le coppie che duravano e quelle che si separavano portò a vedere che le coppie felici hanno gli stessi problemi delle coppie in crisi. Anche le coppie “perfette” hanno litigi e incomprensioni tuttavia ciò che è diverso è la capacità in queste coppie di riuscire a gestire i conflitti e questo è un fattore che ci permette di capire se la coppia durerà o meno.

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Le proprietà per i bambini

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Uno studio della Cornell University ha mostrato come i bambini sviluppino un’idea di sé molto positiva e costruttiva attraverso la condivisione dei giocattoli mediante la libera scelta.
Lo studio ha evidenziato che quando ai bambini viene data la possibilità di scegliere se condividere o no i proprio giocattoli, s’innesca un meccanismo costruttivo nel bambino che ha condiviso volontariamente i suoi oggetti con un coetaneo. Si tratta di un meccanismo psicologico che non si attiverà se i bambini saranno forzati al comportamento altruistico spinti alla condivisione attraverso la promessa di una ricompensa. Questo perché, secondo i ricercatori, i bimbi costretti a condividere o ricompensati successivamente finiscono per percepirsi intrinsecamente egoisti e non inclini alla socialità. La ricerca pubblicata sulla rivista “Psychological Science” avrebbe evidenziato come la percezione della condivisione potrebbe alimentare la chiusura verso gli altri.

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Il bisogno di attaccamento nei bambini

Foto di Anne Geddes

Foto di Anne Geddes

Il comportamento di attaccamento è quella forma di comportamento che si manifesta in una persona che mantiene una vicinanza nei confronti di un’altra persona significativa di riferimento.
Il più grande studioso di questa teoria è stato John Bowlby, che sosteneva che all’inizio della vita l’essere nutriti equivale all’essere amati, il bisogno biologico legato all’alimentazione è presente insieme a un altro bisogno, anch’esso fondamentale, di essere amati.
Prendere in braccio il proprio piccolo che piange è la risposta più adeguata, da parte della madre, ad un segnale di disagio del bambino: esso non si configura come un rinforzo nè come un comportamento che condiziona il piccolo rendendolo “viziato” come asseriscono tutti quelli che ritengono che alcune cose “non vanno fatte per non viziare il bambino”. In questi casi è importante prendere in braccio il bambino, cullarlo, fornirgli quella sicurezza di cui ha bisogno per lo sviluppo di un attaccamento sicuro. La ricerca della vicinanza può essere considerata la manifestazione più esplicita dell’attaccamento.
Gli esseri umani hanno una predisposizione innata a formare relazioni con le figure genitoriali primarie.
Queste relazioni si formano durante il primo anno di vita del bambino ed hanno funzione di protezione.

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La pipì a letto notturna nei bambini

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Foto di Anne Geddes

L’enuresi notturna, o pipì a letto, è un fenomeno abbastanza comune: si verifica almeno una volta al mese nel 10% dei bambini a 6 anni e nel 5% all’età di 10 anni.

L’enuresi si potrebbe considerare “normale” fino all’età in cui il controllo minzionale notturno potrebbe non essere ancora stato acquisito, ovvero fino a 5-6 anni. Questi fenomeni di incontinenza si verificano quando il bambino dorme e ha sonno profondo che lo porta a non controllare lo stimolo. Se si verificano queste situazioni, non è necessario sottoporre il bambino a trattamenti farmacologici. Diversa è la situazione in cui il bambino continua a bagnare il letto dopo gli 8 – 10 anni con una frequenza di almeno due volte a settimana. Di solito si distinguono due tipi di enuresi: primaria quando il bambino non è mai stato asciutto di notte, secondaria quando il bambino, in precedenza abile a trattenere la pipì, inizia a bagnare di nuovo il letto.

Utilissimo fare vedere al bambino come vero e proprio “traguardo” l’alzarsi durante la notte per andare al bagno, un altro consiglio è quello di evitare di dare da bere ai bambini eccessive quantità di liquidi nelle ore serali. Prima di farli andare a letto è sempre bene che i bambini vadano alla toilette, inoltre, nel caso la mattina le lenzuola siano bagnate, bisogna coinvolgere i piccoli, senza dare l’impressione che sia una punizione, nel riassetto e nel cambio delle lenzuola.

 

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Le cinque capacità per vivere in coppia

© Francesca Catastini http://www.francescacatastini.it

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Per riuscire a godere di una relazione soddisfacente, che consenta a entrambe le parti di evolvere come persone, occorre possedere alcune capacità e risorse cruciali: la capacità di offrire compassione, incoraggiamento e affetto, la capacità di mostrare agli altri gli aspetti più vulnerabili di sé, la capacità di appassionarsi, eccitarsi, giocare, la capacità di mantenere l’intimità nel tempo, la capacità di gestire i conflitti relazionali e di risolvere i momenti di contrasto.

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Amare qualcuno che non sa amare

© Francesca Catastini http://www.francescacatastini.it

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Le persone che amano qualcuno che non sa amare tendono a compiere gli stessi errori.

Fanno di tutto per risvegliare l’amore nel compagno, sacrificandosi per lui, mostrandosi accondiscendenti e ipertolleranti, ma purtroppo spesso l’unico risultato che ottengono è quello di interrompere il loro stesso sviluppo. Nello sforzo di ridestare l’altra persona all’amore possono iniziare inconsapevolmente a vivere una vita piena di privazioni, di sacrifici soffocando gli aspetti di loro stessi che il partner critica e attacca, ad esempio le loro passioni, i loro sogni, i loro impulsi e ambizioni. Un altro errore diffuso è quello di mostrarsi allegri con le altre persone, cercando di mascherare o colmare la mancanza di felicità del partner e che deriva dalla loro relazione.

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“perchè se no prende il vizio”

Foto di Anne Geddes

Foto di Anne Geddes

L’arrivo dei figli spesso è accompagnato, soprattutto nel caso del primo, da indicazioni, commenti, che le persone si sentono in dovere di fare per aiutare la coppia dei neogenitori a gestire al meglio il piccolo. Tra i molti consigli che si ricevono, spesso ben accetti perché fatti da chi ha più esperienza, in alcuni casi spuntano quella sorta di “terrorismi psicologici” dei famosi “vizi”. “Non tenete il bambino in braccio”, “non fatelo dormire nel lettone”….tutte frasi accompagnate dallo stesso epilogo: “se no prende il vizio”. Questo, se per alcuni casi può essere un utile suggerimento, per non abituare i bambini a gesti se non possono essere mantenuti, si rivela d’altro lato anche privo di utilità: perché non godere reciprocamente della forma più importante di contatto che c’è tra un genitore e un figlio, lo stare in braccio, o il dormire nel lettone, se i genitori e i bambini sentono il desiderio e possono farlo?

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Accontentarsi del partner e di una relazione che non ci gratifica

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Un problema molto diffuso nelle relazioni soprattutto in quelle di coppia, è l’adattarsi spesso a rapporti che non ci fanno molto bene. Spesso ci uniamo a persone con le quali stiamo bene nel momento iniziale, ma man a mano che la relazione continua siamo portati dal partner a sopportare, ad adattarsi a certe situazioni che prese singolarmente non provocano grandi sacrifici, ma nel lungo periodo, tutte insieme, portano a trasformarsi, a diventare “come il partner ci vuole”, accontentandosi dei rari momenti in cui è contento e ci gratifica.

Questo è un processo molto lento, e a causa di questa lentezza spesso non riusciamo a rendersi conto dell’importanza di questi cambiamenti e della portata che essi hanno si di noi e sulle nostre passioni, sul comportamento, sui nostri gusti. Inizia un accontentarsi piano piano di una cosa, poi di un’altra, un trasformarsi per compiacere il partner e non ce ne accorgiamo. Così, a volte iniziamo a credere che simili situazioni siano la norma.

Può essere molto doloroso rimanere con qualcuno che non vuole stare più con noi, passare del tempo con persone che mantengono la “porta chiusa”; al contrario stare con una persona che “tiene la porta aperta”  e sentirsi emotivamente desiderati è meraviglioso.

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