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“Un promemoria da tuo figlio”

 

Foto di Anne Geddes

Foto di Anne Geddes

Non viziarmi; so benissimo che non dovrei avere tutto quello che chiedo. Voglio solo metterti alla prova.

Non aver paura di essere severo con me; lo preferisco. Questo mi permette di capire in che cosa sono valido.

Non usare la forza con me, altrimenti mi insegneresti che la potenza è tutto quello che conta. Sarò più disponibile ad essere guidato.

Non essere incoerente, sarei sconcertato e costretto a fare ogni sforzo per farla franca tutte le volte che posso.

Non fare promesse; potresti non essere in grado di mantenerle. Questo farebbe diminuire la mia fiducia in te.

Non cedere alle mie provocazioni quando dico e faccio cose solo per imbarazzarti, perché cercherei allora di avere altre vittorie simili.

Non essere troppo turbato quando dico: “Ti odio”. Non intendo dire questo, lo faccio perché tu sia triste per quello che mi hai fatto.

Non farmi sentire più piccolo di quanto non sia: rimedierei comportandomi da più grande di quanto sono.

Non fare per me le cose che posso fare da solo. Questo mi farebbe sentire come un bambino e potrei continuare a tenerti al mio servizio.

Non fare che le mie “cattive abitudini” mi guadagnino molta parte della tua attenzione. Ciò mi incoraggerebbe a continuare con esse.

Non correggermi davanti alla gente. Presterò molta più attenzione se parlerai tranquillamente con me a quattr’occhi.

Non cercare di discutere sul mio comportamento nella foga di un litigio. Ovviamente il mio udito non sarebbe molto buono in quel momento, e la mia collaborazione anche peggiore. È giusto comportarsi come si deve, ma bisogna parlarne con calma.

Non cercare di farmi prediche, saresti sorpreso di vedere come so bene che cosa è giusto e che cosa è sbagliato.

Non farmi sentire che i miei errori sono colpe. Devo imparare a fare errori senza avere la sensazione di non essere onesto.

Non brontolare continuamente. Se lo farai dovrò difendermi facendo finta di essere sordo.

Non pretendere spiegazioni per il mio comportamento scorretto. Davvero, non so perché l’ho fatto.

Non mettere troppo a dura prova la mia sincerità. Vengo facilmente intimorito, tanto da dire bugie.

Non dimenticare che mi piace molto fare esperimenti. Imparo da questi, per cui ti prego di sopportarli.

Non proteggermi dalle conseguenze. Ho bisogno di imparare dall’esperienza.

Non badare troppo alle mie piccole indisposizioni: potrei imparare a godere cattiva salute se questo mi attirasse la tua attenzione.

Non zittirmi quando faccio domande oneste. Se lo farai, smetterò di chiedere e cercherò le mie informazioni altrove.

Non rispondere alle domande “sciocche” o senza senso. Desidero solo tenerti occupato con me.

Non pensare di apparire ridicolo se ti scusi con me. Una scusa leale mi fa sentire sorprendentemente affettuoso verso di te.

Non sostenere mai di essere perfetto o infallibile. Questo mi offrirebbe il pretesto per non seguirti.

Non preoccuparti per il poco tempo che passiamo insieme. È come lo passiamo che conta.

Non permettere che i miei timori suscitino la tua ansia, perché allora diventerei più pauroso. Indicami il coraggio.

Non dimenticare che non posso crescere bene senza molta comprensione e incoraggiamento. Ma non ho bisogno di dirtelo, vero?

Trattami allo stesso modo con cui tratti i tuoi amici: così anch’io sarò tuo amico!

Ricordati, io imparo di più da un esempio che da un rimprovero”.

Testo tratto da: “The King’s Business Magazine”

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Come insegnare a un adulto a fare la nanna (dal punto di vista del neonato)

Foto di Anne Geddes

Foto di Anne Geddes

“Ok, questa è la mia situazione. Sono nato da 7 mesi. I primi mesi erano grandiosi – piangevo, la Mamma mi prendeva in braccio e mi allattava a qualunque ora del giorno e della notte. Poi qualcosa è cambiato. Nelle ultime settimane la Mamma sta cercando di DTLN (Dormire Tutta La Notte). All’inizio pensavo che fosse una fase, ma niente da fare, sta andando sempre peggio. Ho parlato con altri bimbi e sembra che sia un atteggiamento abbastanza comune tra le Mamme dopo 6 mesi dalla nostra nascita. Il fatto è questo: le Mamme non hanno veramente bisogno di dormire. E’ solo un’abitudine. Molte di loro hanno dormito per almeno 30 anni, non ne hanno più bisogno. Così ho elaborato un piano e l’ho chiamato il metodo del Pianto. Funziona così: Prima notte: piangere ogni 3 ore fino a che non vi avrà allattato. Lo so. E’ difficile. E’ difficile vedere le vostre Mamme sconvolte dal vostro pianto. Ricordatevi però che lo fate per il suo bene. Seconda notte: piangere ogni 2 ore fino a che non vi avrà allattato. Terza notte: piangere ogni ora.. La maggior parte delle Mamme iniziano a rispondere a questo metodo più velocemente dopo la terza notte. Alcune Mamme sono più toste, e potrebbero resistere di più al cambiamento. Queste Mamme staranno sulla soglia della vostra camera per ore, facendo shh-shh-shh. Non dategliela vinta. Non mi stancherò mai di ripetere questo fondamentale concetto: la COERENZA è la chiave di tutto! Se lascerete che la vostra Mamma DTLN (Dorma Tutta La Notte), anche solo una volta, si aspetterà di poterlo fare tutte le notti. LO SO, E’ DAVVERO DIFFICILE! Ma lei sul serio non ha bisogno di dormire, sta solo facendo resistenza al cambiamento. Se avete una Mamma davvero davvero tosta, potete smettere di piangere per circa 10 minuti, quel tanto che basta perchè lei torni a letto e si addormenti. Poi piangete ancora. Questo FUNZIONERA’ sicuramente. La mia Mamma una volta stette sveglia per 10 ore filate, quindi sappiate che ce la possono fare. Ieri notte, per esempio, ho pianto ogni ora. Dovete solo decidervi ed essere fedeli al vostro programma. SIATE COERENTI! Mi è capitato di piangere per qualsiasi ragione. Il mio sacco nanna mi solleticava i piedi. Ho sentito una piega sotto il lenzuolo. Ho visto un’ombra sul muro. Ho fatto un ruttino, e sapeva di pera. E non ho mangiato la pera da oggi a pranzo, come la mettiamo? Il gatto ha fatto “miao”. Dovrei saperlo, la Mamma me lo ripete 20 volte al giorno che fa “miao”. Una volta ho pianto perchè mi piaceva l’effetto del suono della mia voce che faceva l’eco sul baby monitor nell’altra stanza. Troppo caldo, troppo freddo, non importa! Continuate a piangere!! Magari ci vorrà un po’ di tempo, ma funziona. La Mamma alla fine mi ha allattato alle 4 del mattino. Bisogna pian piano diminuire gli intervalli tra le poppate in modo da resettare l’orologio interno della vostra Mamma. Qualche volta la mia Mamma chiama i rinforzi e manda il Papà. Non vi preoccupate, i Papà non sono fatti per non dormire come lo sono le Mamme. Potranno al massimo darvi qualche pacca rassicurante e qualche shh-shh-shh prima di dichiararsi sconfitti e rimandare la Mamma. Inoltre, state attenti alle musichette rilassanti con il rumore della pioggia. Mi piace dare alla Mamma false speranze ascoltando il rumore della pioggia mentre mi mette a letto e facendo finta di chiudere gli occhi ed addormentarmi; aspetto finchè la Mamma non torna a dormire e poi le dò il colpo di grazia con un pianto a sorpresa. Se non mi prende tra le braccia abbastanza velocemente continuo con tutto il repertorio: tosse finta, suoni gutturali e altre cose così che la fanno correre alla culla. Sono sicuro che a un certo punto inizierà a realizzare che davvero non ha davvero bisogno di dormire. P.S. Non fatevi prendere in giro con quei cosi di gomma, non importa quanto li succhiate, non verrà mai fuori il latte. Fidatevi.”

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Il bullismo

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Per bullismo si intendono tutte quelle azioni di sistematica prevaricazione messe in atto da parte di un bambino/adolescente, definito “bullo” (o da parte di un gruppo), nei confronti di un altro bambino/adolescente percepito come più debole, la vittima.  E’ possibile distinguere tra bullismo diretto (che comprende attacchi espliciti nei confronti della vittima e può essere di tipo fisico o verbale) e bullismo indiretto (che danneggia la vittima nelle sue relazioni con le altre persone, attraverso atti come l’esclusione dal gruppo dei pari, l’isolamento, la diffusione di pettegolezzi e calunnie sul suo conto, il danneggiamento dei suoi rapporti di amicizia)

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Il bagnetto del bambino

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Foto di Anne Geddes

Una delle esperienze che le neomamme si trovano a fare appena tornate a casa è il bagnetto al bambino.

Nella maggioranza dei casi questa nuova esperienza spaventa le mamme, le domande che si pongono sono molte: “l’acqua sarà della temperatura giusta?”, “quando è il momento giusto?”, “quanto devo tenerlo in acqua?”, “quali sono i prodotti migliori per lavarlo?”, “come devo asciugarlo?”. Il bambino è così piccolo e così delicato che anche fargli il bagnetto appare come un’impresa. Ma per i bambini il momento del bagnetto è in genere un momento piacevole, una routine che gli permette di avere un contatto importante con la mamma, dove le coccole e i massaggi lo aiutano a rilassarsi. Il momento del bagnetto ricopre grande importanza non solo per l’igiene del neonato, ma anche per le relazioni instaurate con le figure di attaccamento. E sin da quando il bambino è molto piccolo, il bagnetto è un momento importante per lo sviluppo di un attaccamento sicuro.

Basta seguire alcuni piccoli accorgimenti legati allo scegliere il momento giusto, meglio se sempre lo stesso in modo da diventare una routine. Il momento migliore è prima del pasto serale o, nei bambini piccoli, prima della nanna. Pian piano, lui capirà che il momento dei giochi sta per lasciare il posto all’ora della nanna. La temperatura ideale per l’acqua è intorno ai 37°C.

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Le proprietà per i bambini

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Uno studio della Cornell University ha mostrato come i bambini sviluppino un’idea di sé molto positiva e costruttiva attraverso la condivisione dei giocattoli mediante la libera scelta.
Lo studio ha evidenziato che quando ai bambini viene data la possibilità di scegliere se condividere o no i proprio giocattoli, s’innesca un meccanismo costruttivo nel bambino che ha condiviso volontariamente i suoi oggetti con un coetaneo. Si tratta di un meccanismo psicologico che non si attiverà se i bambini saranno forzati al comportamento altruistico spinti alla condivisione attraverso la promessa di una ricompensa. Questo perché, secondo i ricercatori, i bimbi costretti a condividere o ricompensati successivamente finiscono per percepirsi intrinsecamente egoisti e non inclini alla socialità. La ricerca pubblicata sulla rivista “Psychological Science” avrebbe evidenziato come la percezione della condivisione potrebbe alimentare la chiusura verso gli altri.

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La pipì a letto notturna nei bambini

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Foto di Anne Geddes

L’enuresi notturna, o pipì a letto, è un fenomeno abbastanza comune: si verifica almeno una volta al mese nel 10% dei bambini a 6 anni e nel 5% all’età di 10 anni.

L’enuresi si potrebbe considerare “normale” fino all’età in cui il controllo minzionale notturno potrebbe non essere ancora stato acquisito, ovvero fino a 5-6 anni. Questi fenomeni di incontinenza si verificano quando il bambino dorme e ha sonno profondo che lo porta a non controllare lo stimolo. Se si verificano queste situazioni, non è necessario sottoporre il bambino a trattamenti farmacologici. Diversa è la situazione in cui il bambino continua a bagnare il letto dopo gli 8 – 10 anni con una frequenza di almeno due volte a settimana. Di solito si distinguono due tipi di enuresi: primaria quando il bambino non è mai stato asciutto di notte, secondaria quando il bambino, in precedenza abile a trattenere la pipì, inizia a bagnare di nuovo il letto.

Utilissimo fare vedere al bambino come vero e proprio “traguardo” l’alzarsi durante la notte per andare al bagno, un altro consiglio è quello di evitare di dare da bere ai bambini eccessive quantità di liquidi nelle ore serali. Prima di farli andare a letto è sempre bene che i bambini vadano alla toilette, inoltre, nel caso la mattina le lenzuola siano bagnate, bisogna coinvolgere i piccoli, senza dare l’impressione che sia una punizione, nel riassetto e nel cambio delle lenzuola.

 

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Bambini: siamo fratelli ma così diversi

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Tutti i genitori vorrebbero vedere i loro figli crescere volendosi molto bene  e spesso è per questi genitori fonte di ansia vedere che i fratelli si picchiano e litigano continuamente. Ma perché alcuni fratelli vanno d’accordo e altri no? Le differenze del carattere e di età sono responsabili di alcuni problemi ma ci possono essere cause più profonde. Una causa frequente e comprensibile di rivalità tra fratelli è l’impressione che i genitori abbiano delle preferenze: i maggiori possono sentirsi trascurati o rifiutati ed è importante gestire la nascita del fratellino con estrema delicatezza.

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