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Come cambia l’assetto della coppia e la vita della donna con la nascita del primo figlio

Foto di Anne Geddes

Foto di Anne Geddes

L’arrivo di un figlio, soprattutto se il primo, porta nella coppia molti cambiamenti: da coppia i due partner devono prepararsi a diventare famiglia, le priorità cambiano, come cambiano anche gli orari e l’organizzazione della giornata. È il bambino che impone le sue routine e tutto giustamente ruota intorno a lui, ai tempi della pappa, della nanna, del riposo.

Se questa nuova riorganizzazione della quotidianità per la coppia è fonte di immensa gioia, per la neomamma può rappresentare anche un momento particolarmente delicato, a causa dell’enorme mole di lavoro ed energia necessaria per l’accudimento del bambino. Le notti insonni, i mille interrogativi che affliggono le neomamme, sono tutti fattori che concorrono all’instaurarsi nella donna di una stanchezza che la affiancherà per i primi mesi. È questo un importante periodo per la coppia, che deve ricostruirsi per trovare nuove modalità organizzative nella gestione pratica della casa, ma anche nuovi stili comunicativi fondati su una maggiore intesa con il partner.

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Le difficoltà nell’addormentamento

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Le persone che faticano ad addormentarsi sono sempre più numerose. Molto più spesso rispetto a qualche decennio fa, si ritrovano in particolare nel sesso femminile difficoltà nell’addormentamento, difficoltà a tenere il sonno e a riposare un numero sufficiente di ore.

Con le conseguenze di dover affrontare con molta fatica e senza la lucidità necessaria una giornata lavorativa.

Quali possono essere i motivi?

Principalmente vengono chiamati in causa lo stress, le emozioni forti, l’uso del computer o della televisione subito prima di andare a letto..tutti fattori che contribuiscono a rendere difficile il rilassamento e un buon riposo.

E allora come si può risolvere il problema dell’insonnia?

Le strategie da seguire sono varie: in primo luogo si dovrebbe utilizzare il letto soltanto per dormire, evitando di lavorarci al computer, parlare al telefono, o anche soltanto guardare la televisione.

Dovremmo poi non pensare che non riusciremo a dormire, e che anche se non dormiremo, riusciremo comunque a riposare. Preoccupazioni e ansie non sono certo le buone alleate per l’accompagnamento al riposo.

Un altro consiglio è quello di andare a letto sempre alle stesse ore, per facilitare l’acquisizione di routine e  girare la sveglia in maniera da non guardare spesso che ore sono, cosa molto frequente nelle persone che non dormono facilmente ma che, oltre a essere inutile, rende ancora più difficile l’addormentamento. Come è utile andare a letto alla stessa ora, importante è anche svegliarsi sempre allo stesso orario, anche se gli impegni della mattina sono diversi: questo porterà a percepire la voglia di andare a letto sempre prima la sera, e più stanchi, e faciliterà il mantenimento delle routine.

È utile inoltre creare delle routine prima di addormentarsi: fare le stesse cose prima di dormire. Se vi piace leggere, potreste dedicare qualche minuto alla lettura, oppure decidere di fare un bagno per rilassarvi, ma è importante che soprattutto inizialmente siano sempre le stesse attività, che vi fanno rilassare. Potrebbe anche essere utile dedicarsi a qualche attività in palestra, o comunque uno sport da evitare nelle ore prima di addormentarsi: la stanchezza fisica rende più facile il riposo.

Queste sono alcune delle strategie per rendere più semplice l’addormentamento, che si rivelano spesso utili per agevolare il relax. Se le vostre difficoltà permangono anche dopo aver seguito questi pratici suggerimenti, è importante comunque non sottovalutare, potrebbero esserci problemi correlati ad eventuali stati depressivi, o a difficoltà legate a forti stress o ansie, da gestire con l’ausilio di uno specialista.

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Valenze emotive del ballo

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Nel ballo si ritrovano moltissimi significati soggettivi e valenze personali, soprattutto nei balli di coppia, i quali si fondano su una perfetta intesa con il partner.

La danza è infatti ritenuta una esperienza formativa, poiché oltre alla possibilità di migliorare la resistenza e il tono muscolare, concorre a formare la propria identità migliorando la nostra relazione con gli altri. Ballare aiuta infatti a essere più sicuri, aiutandoci anche a percepire la musica, il ritmo e una intesa fisica con il partner. Sono tantissimi i balli di coppia: dal cha cha cha alla rumba, dalla salsa al tango argentino, e per ogni danza i movimenti sono diversi, le affinità richieste sono diverse, e impariamo con la musica a rispettare gli spazi e i tempi insieme al nostro partner, a condurre e a essere condotti.

Ballare libera la mente, conduce in una dimensione in cui ci sentiamo fusi con un’altra persona e non necessariamente in una fusione “amorosa”, ma relazionale.

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I motivi che ci guidano nella scelta del partner

© Francesca Catastini http://www.francescacatastini.it

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Quante volte ci sarà capitato di passeggiare per la strada, notare un ragazzo che ci colpisce perla mano a una donna e pensare: “ma cosa ci troverà in lei?”. Spesso, ammettiamolo!

Quali sono le ragioni che ci spingono a scegliere un partner oppure un altro e che ci fanno innamorare di persone apparentemente così diverse da noi? Perché siamo attratti da persone pericolose o rassicuranti?

I tipi di relazioni che cerchiamo sono strettamente legati alle nostre famiglie d’origine, ai rapporti e agli stili comunicativi con cui siamo stati cresciuti. Quando si dice che sposare una persona in parte è anche sposare la sua famiglia, non è sempre una battuta. Il tipo di relazione che si instaura con il partner viene a formarsi attraverso l’esperienza con i nostri adulti significativi di riferimento. Le persone infatti costruiscono alcuni schemi mentali inconsci denominati “modelli operativi interni”, fatti di previsioni e aspettative in base alle precedenti esperienze avute in famiglia che ci guidano nelle nostre relazioni. Questi schemi faranno in modo che quando ci troviamo a scegliere le persone con cui costruire delle relazioni importanti, siamo spinti a scegliere persone molto simili o molto diverse dai nostri genitori, che ci condurranno a vivere esperienze simili a quelle già conosciute.

Le persone che si sono trovate a vivere in famiglie in cui vedevano quotidianamente i genitori litigare, probabilmente non avranno sviluppato attaccamenti sicuri verso di loro e saranno spinte ad avere difficoltà nelle relazioni con i partner, potrebbero avere difficoltà a fidarsi e quindi a instaurare e mantenere relazioni soddisfacenti.

Ma questo processo non è così lineare, a entrare in campo non sono soltanto i rapporti con e tra i componenti delle nostre famiglie di origine..sono importanti anche le nostre interpretazioni dei vari momenti, e soprattutto la eventuale presenza di altre persone significative al di fuori delle nostre famiglie con le quali ci siamo confrontati.

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Come le famiglie influenzano le relazioni di coppia

© Francesca Catastini http://www.francescacatastini.it

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I tipi di relazioni di coppia vengono a formarsi tramite l’esperienza dei rapporti con e tra i genitori.

Vengono costruiti alcuni “modelli operativi interni”, schemi mentali di previsioni e aspettative instaurati nei primi mesi di vita funzionanti in maniera inconsapevole formati sulla base delle esperienze delle persone. Questi modelli nel corso del tempo vengono fissati e mantenuti e possono essere modificati in base a ciò che si vive in seguito. Tali modelli ci spingono a comportarci seguendo l’esperienza che ci è stata trasmessa dalle nostre famiglie di origine; per questo motivo quando due persone si sposano o scelgono di vivere insieme, in realtà non sono sole, ma vengono accompagnate da schemi mentali provenienti dalle loro famiglie.

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Ricostruirsi dopo la fine di una storia di coppia

© Francesca Catastini http://www.francescacatastini.it

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Soffrire per amore ci mette in contatto con noi stessi, con quello che siamo e con le cose che facciamo.

Si tratta di un momento in cui siamo costretti a recuperare le nostre caratteristiche individuali che avevamo perso nella coppia.

È necessario fare qualcosa di importante per noi stessi; non si può interrompere un rapporto significativo senza sostituirlo con altri interessi e altre incombenze. Fare moto o andare in palestra può aiutare, iscriversi a un corso di cucina, cucinare per sé e gli altri, riordinare, fare spazio nei cassetti….in quanto esseri umani dopo una esperienza del genere c’è la possibilità di sprofondare nel terrore del vuoto ma è possibile ricostruirsi, e ricominciare. 

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I conflitti nella coppia

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La Terapia di Elisa Micalef

http://www.youtube.com/watch?v=OgG17AsAW6k

L’incapacità nella gestione dei conflitti nelle relazioni di coppia può rappresentare una delle principali motivazioni che conducono alle separazioni. Una famosa ricerca degli anni 90 di Gottman sulle differenze tra le coppie che duravano e quelle che si separavano portò a vedere che le coppie felici hanno gli stessi problemi delle coppie in crisi. Anche le coppie “perfette” hanno litigi e incomprensioni tuttavia ciò che è diverso è la capacità in queste coppie di riuscire a gestire i conflitti e questo è un fattore che ci permette di capire se la coppia durerà o meno.

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Il bisogno di attaccamento nei bambini

Foto di Anne Geddes

Foto di Anne Geddes

Il comportamento di attaccamento è quella forma di comportamento che si manifesta in una persona che mantiene una vicinanza nei confronti di un’altra persona significativa di riferimento.
Il più grande studioso di questa teoria è stato John Bowlby, che sosteneva che all’inizio della vita l’essere nutriti equivale all’essere amati, il bisogno biologico legato all’alimentazione è presente insieme a un altro bisogno, anch’esso fondamentale, di essere amati.
Prendere in braccio il proprio piccolo che piange è la risposta più adeguata, da parte della madre, ad un segnale di disagio del bambino: esso non si configura come un rinforzo nè come un comportamento che condiziona il piccolo rendendolo “viziato” come asseriscono tutti quelli che ritengono che alcune cose “non vanno fatte per non viziare il bambino”. In questi casi è importante prendere in braccio il bambino, cullarlo, fornirgli quella sicurezza di cui ha bisogno per lo sviluppo di un attaccamento sicuro. La ricerca della vicinanza può essere considerata la manifestazione più esplicita dell’attaccamento.
Gli esseri umani hanno una predisposizione innata a formare relazioni con le figure genitoriali primarie.
Queste relazioni si formano durante il primo anno di vita del bambino ed hanno funzione di protezione.

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Infertilità di coppia e risvolti psicologici

© Francesca Catastini http://www.francescacatastini.it

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La definizione di infertilità di coppia comprende le coppie che dopo un anno di rapporti regolari e non protetti non riescono a concepire. Non bisogna dimenticare, però, che una non trascurabile percentuale di coppie riesce ad avere un figlio dopo due anni di tentativi, per cui molti preferiscono parlare di infertilità dopo 24 mesi (secondo i criteri della Organizzazione Mondiale della Sanità). Statisticamente l’infertilità riguarda circa il 15% delle coppie. Varie sono le cause per la sterilità maschile, come le anomalie endocrinologiche e cromosomiche, varicocele, infezioni, stress, diabete, esposizione a radiazioni ionizzanti e fattori immunologici. Mentre per la sterilità femminile, le cause più frequenti sono per lo più di origine ovarica, soprattutto a causa della mancanza di ovulazione o disfunzione dell’ovulazione.

Tuttavia l’infertilità non è soltanto una difficoltà a livello organico, ma soprattutto a livello psicologico, perché ha significative conseguenze anche sulla psiche e sulla relazione con il compagno.

Il desiderio di un bambino generalmente aumenta nel tempo in rapporto alle risorse personali, affettive, relazionali e sociali che la persona acquisisce nel corso dello sviluppo e varia in relazione allo sviluppo delle personalità individuali, a fattori economici, ai processi interpersonali tra i partners ed alle dinamiche familiari. Se questo desiderio non viene soddisfatto naturalmente, allora il problema della infertilità diviene evidente, e ciò può generare una ferita narcisistica che diminuisce il proprio senso di sicurezza di sé. I pazienti possono vivere un sentimento di disperazione e sensi di colpa. Il problema della sterilità si trasforma in una sofferenza all’interno della relazione di coppia. Il sesso non è più vissuto come piacere poiché nel tentativo di aver un figlio, i rapporti saranno meno casuali e spontanei, effettuati in giorni precisi. Cresce così il livello di ansia; aumentando il quale è più difficile ancora arrivare a procreare e si genera così un circolo vizioso che crea tensione.

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Le cinque capacità per vivere in coppia

© Francesca Catastini http://www.francescacatastini.it

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Per riuscire a godere di una relazione soddisfacente, che consenta a entrambe le parti di evolvere come persone, occorre possedere alcune capacità e risorse cruciali: la capacità di offrire compassione, incoraggiamento e affetto, la capacità di mostrare agli altri gli aspetti più vulnerabili di sé, la capacità di appassionarsi, eccitarsi, giocare, la capacità di mantenere l’intimità nel tempo, la capacità di gestire i conflitti relazionali e di risolvere i momenti di contrasto.

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