Archivi categoria: DISTURBI D’ANSIA

Le difficoltà nell’addormentamento

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Le persone che faticano ad addormentarsi sono sempre più numerose. Molto più spesso rispetto a qualche decennio fa, si ritrovano in particolare nel sesso femminile difficoltà nell’addormentamento, difficoltà a tenere il sonno e a riposare un numero sufficiente di ore.

Con le conseguenze di dover affrontare con molta fatica e senza la lucidità necessaria una giornata lavorativa.

Quali possono essere i motivi?

Principalmente vengono chiamati in causa lo stress, le emozioni forti, l’uso del computer o della televisione subito prima di andare a letto..tutti fattori che contribuiscono a rendere difficile il rilassamento e un buon riposo.

E allora come si può risolvere il problema dell’insonnia?

Le strategie da seguire sono varie: in primo luogo si dovrebbe utilizzare il letto soltanto per dormire, evitando di lavorarci al computer, parlare al telefono, o anche soltanto guardare la televisione.

Dovremmo poi non pensare che non riusciremo a dormire, e che anche se non dormiremo, riusciremo comunque a riposare. Preoccupazioni e ansie non sono certo le buone alleate per l’accompagnamento al riposo.

Un altro consiglio è quello di andare a letto sempre alle stesse ore, per facilitare l’acquisizione di routine e  girare la sveglia in maniera da non guardare spesso che ore sono, cosa molto frequente nelle persone che non dormono facilmente ma che, oltre a essere inutile, rende ancora più difficile l’addormentamento. Come è utile andare a letto alla stessa ora, importante è anche svegliarsi sempre allo stesso orario, anche se gli impegni della mattina sono diversi: questo porterà a percepire la voglia di andare a letto sempre prima la sera, e più stanchi, e faciliterà il mantenimento delle routine.

È utile inoltre creare delle routine prima di addormentarsi: fare le stesse cose prima di dormire. Se vi piace leggere, potreste dedicare qualche minuto alla lettura, oppure decidere di fare un bagno per rilassarvi, ma è importante che soprattutto inizialmente siano sempre le stesse attività, che vi fanno rilassare. Potrebbe anche essere utile dedicarsi a qualche attività in palestra, o comunque uno sport da evitare nelle ore prima di addormentarsi: la stanchezza fisica rende più facile il riposo.

Queste sono alcune delle strategie per rendere più semplice l’addormentamento, che si rivelano spesso utili per agevolare il relax. Se le vostre difficoltà permangono anche dopo aver seguito questi pratici suggerimenti, è importante comunque non sottovalutare, potrebbero esserci problemi correlati ad eventuali stati depressivi, o a difficoltà legate a forti stress o ansie, da gestire con l’ausilio di uno specialista.

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Lettera da una lettrice: prepararsi per l’asilo

salve mi chiamo Francesca ho 2 bimbi,uno di quasi 29 mesi e l’altro di quasi 9 mesi! il primo bimbo è stato ammesso all’asilo ma io non mi sento pronta a mandarlo forse perchè lo vedo ancora piccolo, mi sento male tanto che ieri mattina ho saputo che lo avevano preso, stanotte nn ho dormito vorrei tanto un consiglio come comportarmi! Grazie

Buongiorno Francesca,

capisco la tua apprensione circa l’inserimento all’asilo..i primi distacchi dai figli sono “traumatici”, emergono in noi tantissime domande: “ce la farà?”, “come lo tratteranno le educatrici?”, “gli mancherò?”, “e se preferisce l’educatrice a me?”..i dubbi sono tantissimi e difficile non pensarci..come psicologa e coordinatrice di servizi all’infanzia il consiglio che sento di darti è di capire se la scelta di mandare all’asilo il bambino è quella giusta (mi immagino che ci avrai riflettuto e che la risposta sia sì), e quindi, farti forza e pensare che ci starà bene. Ti allego un paio di articoli che ho scritto sul modo per riconoscere gli asili di qualità e un altro sull’inserimento. Da parte mia ti posso dire che specialmente all’inizio i piccolini piangono nel momento che le mamme vanno via, ma poi appena uscite si calmano subito…questo per le mamme è logorante ma se imparerai a conoscere le educatrici e a fidarti, sapranno renderti sicura e serena rispetto alla scelta. Poi puoi sempre telefonare per sentire come sta, noi nei nostri nidi specialmente all’inizio esortiamo le mamme a telefonare se si sentono più tranquille, o anche a passare per vederlo cercando di non farsi vedere..tutto questo per far in modo che siano serene, visto che lo stato emotivo delle mamme, anche se difficile da credere, lo capiscono benissimo, e quindi sentire la serenità delle mamme li aiuta!

http://www.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Fpsicologiaperfamiglia.wordpress.com%2F2013%2F07%2F30%2Fi-primi-distacchi-dei-figli-linserimento-al-nido%2F&h=9AQHihmhL

http://www.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Fpsicologiaperfamiglia.wordpress.com%2F2013%2F08%2F03%2Fbambini-riconoscere-i-nidi-di-qualita%2F&h=9AQHihmhL

 

grazie per la risposta, molto utile mi sento meno oppressa ed ansiosa

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Una storiella sulla felicità

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Un professore di filosofia sale in cattedra e, prima di iniziare la lezione, toglie dalla cartella un grande foglio bianco con una piccola macchia d’inchiostro nel mezzo.
Rivolto agli studenti domanda: “Che cosa vedete qui?”.
“Una macchia d’inchiostro”, rispose qualcuno.
“Bene”, continua il professore, “così sono gli uomini: vedono soltanto le macchie, anche le più piccole, e non il grande e stupendo foglio bianco che è la vita”

Vittorio Buttafava

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Le relazioni nei disturbi alimentari

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L’anoressia, la bulimia e gli altri disturbi del comportamento alimentare sono e continuano ancora ad esserlo molto studiati, nelle loro varie forme, nella loro cause, nella loro durata e possibilità di guarigione. Secondo le principali teorie, i disturbi alimentari sono causati dalle difficoltà dell’adolescenza, dai sentimenti di inadeguatezza delle ragazze (che vengono più spesso coinvolte da questo disturbo), dal prevalere nei media di immagini di persone eccessivamente magre, dall’ammirazione dei modelli di magrezza e dalla volontà di imitarli, per essere accettate in un momento così impegnativo e pieno di insicurezza quale l’adolescenza. Per essere carine ci si sente in dovere di essere magre, quindi si mettono in atto strategie di dimagrimento rigide, senza controllo né supporto da parte di nutrizionisti o dietisti (anche perché spesso si vuole tenere nascosta la voglia di dimagrire), spesso con condotte di eliminazione come vomito o diarrea indotte. Ma attualmente si fa strada, e prende sempre più campo una ipotesi che va oltre la semplice volontà di dimagrire per emulare modelli, o meglio, si sommano a questa volontà tipica delle ragazze adolescenti, anche difficoltà di tipo relazionale, familiare..spesso si tratta di ragazze inserite in contesti familiari anche apparentemente perfetti, ma che portano invece diverse difficoltà: padri troppo spesso assenti, madri perfezioniste, o troppo impegnate al lavoro, voglia di riscatto, voglia di farsi valere, sensazione di non contare nulla e di non essere considerate, perdita di controllo su ogni sfera della vita privata e con gli altri. In questo contesto, l’unica cosa su cui la persona certe volte riesce a tenere il controllo è il cibo, su cui sfoga in maniera anche inconscia, questa difficoltà..e questo controllo e la “bravura” in questo vengono facilmente misurate in kg dimagriti. Quando questo processo di fa costante, compulsivo, riesce a diminuire l’ansia che deriva dai rapporti sociali, riesce a contenere quale malessere che può derivare dalla relazioni familiari o amicali inadeguate e rappresenta l’unica cosa che dà soddisfazione alla persona, che le fa capire che “in qualcosa riesce”. Ma quando la situazione è divenuta compulsiva, quando si è stabilizzata e il gioco del dimagrimento riesce, e diventa fondamentale, occupa la maggior parte dei pensieri, tutto è finalizzato a pesarsi, a contare i bocconi, a nascondere tali condotte di eliminazione..le ragazze divengono esperte di apporto nutrizionale, calorie, pesi, e si entra in un tunnel da cui è difficile uscire. Importante è riconoscere questo processo, interromperlo prima che divenga un pensiero compulsivo, e con l’aiuto di un buono specialista, di una rete familiare o amicale “corretta”, dal riaggiustamento delle relazioni e dall’acquisizione della consapevolezza anche da parte dei familiari dell’importanza di relazioni positive, è possibile cambiare, crescere, superare il disturbo, di qualsiasi forma sia.

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Shopping compulsivo come forma di gestione dell’ansia

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Da recenti sondaggi, il 90% dei soggetti è rappresentato da donne che appartengono a una fascia sociale media, con un’età media di 40 anni. Ma già dall’adolescenza si possono individuare le prime avvisaglie e sintomi della dipendenza da shopping. Cosmetici, capi d’abbigliamento, scarpe e gioielli sono tra gli oggetti preferiti dalle donne, gli uomini invece prediligono accessori tecnologici.

Gli elementi chiave per una lettura psicologica dello shopping compulsivo sono la compulsività degli acquisti come modo di contenimento di una ansia altrimenti indomabile.

Inoltre la sindrome da dipendenza da shopping può essere considerata come un tentativo messo in atto per alleviare uno stato depressivo sottostante di cui il soggetto non sempre è consapevole. Il sollievo che la persona sente dopo lo shopping, va a colmare un vuoto di relazioni, sentimenti e autostima che sta vivendo.

Un altro significativo fattore è costituito dalle ripercussioni sulla vita sociale, lavorativa, familiare e coniugale che la dipendenza da shopping compulsivo causa, oltre alle perdite finanziarie e all’importante portata di stress psicologico, di ansia, di depressione.

Liberarsi dalla dipendenza da shopping si può, come da ogni altra forma di dipendenza, con un trattamento psicologico che tenga sotto controllo i comportamenti problematici e li riduca nel tempo fino a farli scomparire.

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La cleptomania

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La cleptomania è un istinto patologico di rubare, irrefrenabile e immotivato impulso coatto al furto di oggetti anche privi di valore. Il cleptomane prova piacere nell’atto del rubare.

Generalmente si manifesta di tanto in tanto, caratterizzandosi con alcune fasi acute, nelle quali il gesto diventa frenetico, alternate con più o meni lunghi periodi di inoperosità. I cleptomani adducono, di solito, come giustificazione per il loro gesto una insoddisfazione personale. Le cause sono però più profonde e persino le spiegazioni sono varie. La cleptomania è considerata come una ossessione poiché questo pensiero fisso sarebbe talmente invadente da bloccare qualunque cosa si stia facendo. La persona viene inquadrata come un individuo capace di intendere, non di volere poiché si rende conto del gesto che commette e delle conseguenze ma la spinta ad agire, è più importante di ogni pensiero razionale.

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