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Infertilità di coppia e risvolti psicologici

© Francesca Catastini http://www.francescacatastini.it

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La definizione di infertilità di coppia comprende le coppie che dopo un anno di rapporti regolari e non protetti non riescono a concepire. Non bisogna dimenticare, però, che una non trascurabile percentuale di coppie riesce ad avere un figlio dopo due anni di tentativi, per cui molti preferiscono parlare di infertilità dopo 24 mesi (secondo i criteri della Organizzazione Mondiale della Sanità). Statisticamente l’infertilità riguarda circa il 15% delle coppie. Varie sono le cause per la sterilità maschile, come le anomalie endocrinologiche e cromosomiche, varicocele, infezioni, stress, diabete, esposizione a radiazioni ionizzanti e fattori immunologici. Mentre per la sterilità femminile, le cause più frequenti sono per lo più di origine ovarica, soprattutto a causa della mancanza di ovulazione o disfunzione dell’ovulazione.

Tuttavia l’infertilità non è soltanto una difficoltà a livello organico, ma soprattutto a livello psicologico, perché ha significative conseguenze anche sulla psiche e sulla relazione con il compagno.

Il desiderio di un bambino generalmente aumenta nel tempo in rapporto alle risorse personali, affettive, relazionali e sociali che la persona acquisisce nel corso dello sviluppo e varia in relazione allo sviluppo delle personalità individuali, a fattori economici, ai processi interpersonali tra i partners ed alle dinamiche familiari. Se questo desiderio non viene soddisfatto naturalmente, allora il problema della infertilità diviene evidente, e ciò può generare una ferita narcisistica che diminuisce il proprio senso di sicurezza di sé. I pazienti possono vivere un sentimento di disperazione e sensi di colpa. Il problema della sterilità si trasforma in una sofferenza all’interno della relazione di coppia. Il sesso non è più vissuto come piacere poiché nel tentativo di aver un figlio, i rapporti saranno meno casuali e spontanei, effettuati in giorni precisi. Cresce così il livello di ansia; aumentando il quale è più difficile ancora arrivare a procreare e si genera così un circolo vizioso che crea tensione.

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Amare qualcuno che non sa amare

© Francesca Catastini http://www.francescacatastini.it

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Le persone che amano qualcuno che non sa amare tendono a compiere gli stessi errori.

Fanno di tutto per risvegliare l’amore nel compagno, sacrificandosi per lui, mostrandosi accondiscendenti e ipertolleranti, ma purtroppo spesso l’unico risultato che ottengono è quello di interrompere il loro stesso sviluppo. Nello sforzo di ridestare l’altra persona all’amore possono iniziare inconsapevolmente a vivere una vita piena di privazioni, di sacrifici soffocando gli aspetti di loro stessi che il partner critica e attacca, ad esempio le loro passioni, i loro sogni, i loro impulsi e ambizioni. Un altro errore diffuso è quello di mostrarsi allegri con le altre persone, cercando di mascherare o colmare la mancanza di felicità del partner e che deriva dalla loro relazione.

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La storia della farfalla

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Un giorno un contadino, riposandosi sotto un’ombra al termine di una giornata sfiancante, si accorse di un bozzolo di una farfalla. Il bozzolo era completamente chiuso ad eccezione di un piccolo buchino sulla parte anteriore. Incuriosito, il contadino osservò attraverso il piccolo buchino, riuscendo ad intravedere la piccola farfalla che si dimenava con tutte le sue forze.

Il contadino osservò a lungo gli sforzi eroici dell’elegante bestiolina, ma per quanto la farfalla si sforzasse per uscire dal bozzolo, i progressi apparivano minimi. Così, il contadino, impietosito dall’impegno della piccola farfalla, tirò fuori un coltellino da lavoro e delicatamente allargò il buco del bozzolo, finché la farfalla poté uscirne senza alcuno sforzo.

A questo punto accadde qualcosa di strano. La piccola farfalla, aiutata ad uscire dal bozzolo, non aveva sviluppato muscoli abbastanza forti per potersi librare in aria. Nonostante i ripetuti tentativi, la fragile farfalla rimase a terra e riuscì a trascinarsi solo a pochi centimetri dal bozzolo, incapace di fare ciò per cui la natura l’aveva fatta nascere. Il contadino si accorse del grave errore fatto ed imparò una lezione che non dimenticò per il resto della sua vita:

“Le difficoltà sono gli strumenti che la natura utilizza per renderci più forti e degni di realizzare i nostri sogni.”

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La depressione post partum

depression

La depressione post partum è un disturbo psicologico che colpisce il 10% circa delle donne nelle settimane successive al parto e che, se non riconosciuta e curata con tempestività, può avere ripercussioni anche molto profonde non solo sulla mamma, ma anche sul partner e sulla delicata relazione con il bambino.

I sintomi non sempre sono facilmente riconoscibili. Si hanno spossatezza, mancanza di energie, difficoltà di memoria, disturbi del sonno e/o dell’appetito, facilmente confondibili con la prevedibile stanchezza dovuta alla fatica del parto e all’accudimento del neonato. Talvolta si hanno sentimenti di inadeguatezza, irritabilità, pessimismo, tendenza all’isolamento sociale, ansia eccessiva per la salute del bambino. Di questo la mamme spesso si preoccupano e si vergognano e non sempre chiedono aiuto, cosa che conduce all’aumento della durata.

Da qui la sensazione di essere sbagliate, di non saper apprezzare la gioia che il proprio bambino porta.

Riconoscere tempestivamente i primi segnali di depressione post partum è invece fondamentale per limitare i danni di una sofferenza che, se non adeguatamente curata, può causare conseguenze anche molto pesanti nella donna, nella sua relazione con il partner e soprattutto nella relazione con il bambino.

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Obesità psicogena: cosa è

Botero, Donna che legge

Botero
Donna che legge

L’obesità è una malattia cronica determinata da un eccesso di massa grassa distribuita in maniera differente nei vari distretti corporei. Varie sono le forme e le cause dell’obesità.

L’Obesità Psicogena rientra fra i Disturbi del Comportamento Alimentare perché è sostenuta da cause di natura psichica e non da cause mediche di natura endocrina o genetica. Si tratta di un disturbo poco conosciuto, del quale non si parla spesso come invece accade nel caso di altri disturbi alimentari.

Il paziente che soffre di Obesità Psicogena presenta un marcato sovrappeso in assenza di cause mediche che lo giustifichino e si può presentare con altri disturbi psichici (Depressione Maggiore, Disturbi di Personalità, Psicosi). Questi soggetti non sono bulimici: il loro quadro clinico non include le abbuffate tipiche della bulimia, che sono tipicamente limitate nel tempo, accompagnate dalla sensazione di perdere il controllo e seguite dal senso di colpa. Utilizzano invece il cibo come compensazione a fronte di stati d’animo ansiosi o depressivi e di disagio psicologico.

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