Archivi del mese: settembre 2013

I motivi che ci guidano nella scelta del partner

© Francesca Catastini http://www.francescacatastini.it

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Quante volte ci sarà capitato di passeggiare per la strada, notare un ragazzo che ci colpisce perla mano a una donna e pensare: “ma cosa ci troverà in lei?”. Spesso, ammettiamolo!

Quali sono le ragioni che ci spingono a scegliere un partner oppure un altro e che ci fanno innamorare di persone apparentemente così diverse da noi? Perché siamo attratti da persone pericolose o rassicuranti?

I tipi di relazioni che cerchiamo sono strettamente legati alle nostre famiglie d’origine, ai rapporti e agli stili comunicativi con cui siamo stati cresciuti. Quando si dice che sposare una persona in parte è anche sposare la sua famiglia, non è sempre una battuta. Il tipo di relazione che si instaura con il partner viene a formarsi attraverso l’esperienza con i nostri adulti significativi di riferimento. Le persone infatti costruiscono alcuni schemi mentali inconsci denominati “modelli operativi interni”, fatti di previsioni e aspettative in base alle precedenti esperienze avute in famiglia che ci guidano nelle nostre relazioni. Questi schemi faranno in modo che quando ci troviamo a scegliere le persone con cui costruire delle relazioni importanti, siamo spinti a scegliere persone molto simili o molto diverse dai nostri genitori, che ci condurranno a vivere esperienze simili a quelle già conosciute.

Le persone che si sono trovate a vivere in famiglie in cui vedevano quotidianamente i genitori litigare, probabilmente non avranno sviluppato attaccamenti sicuri verso di loro e saranno spinte ad avere difficoltà nelle relazioni con i partner, potrebbero avere difficoltà a fidarsi e quindi a instaurare e mantenere relazioni soddisfacenti.

Ma questo processo non è così lineare, a entrare in campo non sono soltanto i rapporti con e tra i componenti delle nostre famiglie di origine..sono importanti anche le nostre interpretazioni dei vari momenti, e soprattutto la eventuale presenza di altre persone significative al di fuori delle nostre famiglie con le quali ci siamo confrontati.

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Lettera da una lettrice

Dottoressa grazie per questa possibilità di parlare sul suo blog… Mi sento insicura di me e dopo un bel po’ che non mi venivano gli attacchi di panico me ne sono venuti due recentemente.. Poi sono molto depressa e non ho stimoli vorrei solo dormire dalla mattina alla sera. Molto spesso evito di uscire per paura che non riesco a gestire le situazioni che si presentano fuori casa!! Sto in trappola non riesco ad uscire da questo circolo poi avendo una bimba da sola senza un partner è un ancora peggio mi manca una figura maschile nella mia figlia poi l’affetto l’amore che un uomo possa darmi. un caro saluto e un caloroso abbraccio.

Ciao,

riconosco che la situazione che mi descrivi ha in sé moltissime componenti di difficoltà: l’assenza del tuo partner, la bambina da gestire senza l’appoggio di una figura maschile, e gli attacchi di panico, difficili per tutti ma soprattutto per chi come te deve anche tutelare una bambina e che avverte anche il senso di responsabilità e quasi di colpa correlato al loro insorgere. La mancanza di sonno e difficoltà di addormentamento rappresentano un sintomo della depressione, spesso ci sono cambiamenti nel sonno, o nell’alimentazione. Come le difficoltà ad uscire appaiono legate alla paura di eventuali attacchi di panico. La voglia di iniziare una storia, una relazione significativa, della quale avverti la mancanza, è normale e credo che tu possa coltivarla, con calma, senza fretta che si sa, non è mai la giusta consigliera, soprattutto avendo una figlia. E con serenità e calma potresti cercare qualche hobby, qualche attività da fare, in modo da sviluppare nuovi interessi, e che magari ti facciano anche conoscere nuove amicizie, nuove persone. Vedrai che uscire ti farà stancare, ti affaticherà, non ne avrai voglia e anche prepararti, vestirti non ti piacerà all’inizio, saranno per te noiosi e dovrai costringerti a farlo, ma un giorno piano piano non ti renderai nemmeno più conto di queste sacrifici, uscire per te diventerà normale come sarà normale ricominciare a uscire con le amiche e godere della compagnia delle persone. Non pensare troppo agli attacchi di panico, non sono prevedibili  e quindi possono venire in tutti i contesti, in contesti conosciuti o all’esterno, non vale la pena non uscire e privarti dei piccoli piaceri e gioie della vita di tutti i giorni, delle amicizie, delle passeggiate con la bambina!

 

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Come le famiglie influenzano le relazioni di coppia

© Francesca Catastini http://www.francescacatastini.it

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I tipi di relazioni di coppia vengono a formarsi tramite l’esperienza dei rapporti con e tra i genitori.

Vengono costruiti alcuni “modelli operativi interni”, schemi mentali di previsioni e aspettative instaurati nei primi mesi di vita funzionanti in maniera inconsapevole formati sulla base delle esperienze delle persone. Questi modelli nel corso del tempo vengono fissati e mantenuti e possono essere modificati in base a ciò che si vive in seguito. Tali modelli ci spingono a comportarci seguendo l’esperienza che ci è stata trasmessa dalle nostre famiglie di origine; per questo motivo quando due persone si sposano o scelgono di vivere insieme, in realtà non sono sole, ma vengono accompagnate da schemi mentali provenienti dalle loro famiglie.

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Le cattive compagnie dell’adolescenza

Il tempo delle mele

Il tempo delle mele

Crescere significa anche socializzare di più con i pari. Venire in contatto con il mondo esterno comporta il rischio di incontrare quelle che i genitori chiamano “cattive compagnie” che possono essere usate dai genitori per giustificare il comportamento sconcertante dei loro figli.

La questione è: “perché alcuni adolescenti cercano le cattive compagnie ed altri no?”

L’adolescenza per i ragazzi è un momento chiave dello sviluppo, è caratterizzata da modifiche sia nella fisicità, che nei vissuti e nelle emozioni. È fondamentale riuscire a capire cosa possa portare a una vera devianza e cosa salvi il ragazzo dall’adottare uno stile comportamentale antisociale. Importante il ruolo della famiglia, ma oltre alla famiglia è utile considerare la vita sociale tra gli amici. Aggressività e disobbedienza portano a problemi scolastici e a un rifiuto da parte dei coetanei più ‘tranquilli’ e spingono i giovani problematici ad avvicinarsi e ad unirsi. La frequentazione di pari devianti sfocia ovviamente in pratiche antisociali che possono anche consolidarsi nella vita adulta.

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Ricostruirsi dopo la fine di una storia di coppia

© Francesca Catastini http://www.francescacatastini.it

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Soffrire per amore ci mette in contatto con noi stessi, con quello che siamo e con le cose che facciamo.

Si tratta di un momento in cui siamo costretti a recuperare le nostre caratteristiche individuali che avevamo perso nella coppia.

È necessario fare qualcosa di importante per noi stessi; non si può interrompere un rapporto significativo senza sostituirlo con altri interessi e altre incombenze. Fare moto o andare in palestra può aiutare, iscriversi a un corso di cucina, cucinare per sé e gli altri, riordinare, fare spazio nei cassetti….in quanto esseri umani dopo una esperienza del genere c’è la possibilità di sprofondare nel terrore del vuoto ma è possibile ricostruirsi, e ricominciare. 

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Il bullismo

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Per bullismo si intendono tutte quelle azioni di sistematica prevaricazione messe in atto da parte di un bambino/adolescente, definito “bullo” (o da parte di un gruppo), nei confronti di un altro bambino/adolescente percepito come più debole, la vittima.  E’ possibile distinguere tra bullismo diretto (che comprende attacchi espliciti nei confronti della vittima e può essere di tipo fisico o verbale) e bullismo indiretto (che danneggia la vittima nelle sue relazioni con le altre persone, attraverso atti come l’esclusione dal gruppo dei pari, l’isolamento, la diffusione di pettegolezzi e calunnie sul suo conto, il danneggiamento dei suoi rapporti di amicizia)

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Il bagnetto del bambino

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Foto di Anne Geddes

Una delle esperienze che le neomamme si trovano a fare appena tornate a casa è il bagnetto al bambino.

Nella maggioranza dei casi questa nuova esperienza spaventa le mamme, le domande che si pongono sono molte: “l’acqua sarà della temperatura giusta?”, “quando è il momento giusto?”, “quanto devo tenerlo in acqua?”, “quali sono i prodotti migliori per lavarlo?”, “come devo asciugarlo?”. Il bambino è così piccolo e così delicato che anche fargli il bagnetto appare come un’impresa. Ma per i bambini il momento del bagnetto è in genere un momento piacevole, una routine che gli permette di avere un contatto importante con la mamma, dove le coccole e i massaggi lo aiutano a rilassarsi. Il momento del bagnetto ricopre grande importanza non solo per l’igiene del neonato, ma anche per le relazioni instaurate con le figure di attaccamento. E sin da quando il bambino è molto piccolo, il bagnetto è un momento importante per lo sviluppo di un attaccamento sicuro.

Basta seguire alcuni piccoli accorgimenti legati allo scegliere il momento giusto, meglio se sempre lo stesso in modo da diventare una routine. Il momento migliore è prima del pasto serale o, nei bambini piccoli, prima della nanna. Pian piano, lui capirà che il momento dei giochi sta per lasciare il posto all’ora della nanna. La temperatura ideale per l’acqua è intorno ai 37°C.

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I conflitti nella coppia

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La Terapia di Elisa Micalef

http://www.youtube.com/watch?v=OgG17AsAW6k

L’incapacità nella gestione dei conflitti nelle relazioni di coppia può rappresentare una delle principali motivazioni che conducono alle separazioni. Una famosa ricerca degli anni 90 di Gottman sulle differenze tra le coppie che duravano e quelle che si separavano portò a vedere che le coppie felici hanno gli stessi problemi delle coppie in crisi. Anche le coppie “perfette” hanno litigi e incomprensioni tuttavia ciò che è diverso è la capacità in queste coppie di riuscire a gestire i conflitti e questo è un fattore che ci permette di capire se la coppia durerà o meno.

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Le proprietà per i bambini

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Uno studio della Cornell University ha mostrato come i bambini sviluppino un’idea di sé molto positiva e costruttiva attraverso la condivisione dei giocattoli mediante la libera scelta.
Lo studio ha evidenziato che quando ai bambini viene data la possibilità di scegliere se condividere o no i proprio giocattoli, s’innesca un meccanismo costruttivo nel bambino che ha condiviso volontariamente i suoi oggetti con un coetaneo. Si tratta di un meccanismo psicologico che non si attiverà se i bambini saranno forzati al comportamento altruistico spinti alla condivisione attraverso la promessa di una ricompensa. Questo perché, secondo i ricercatori, i bimbi costretti a condividere o ricompensati successivamente finiscono per percepirsi intrinsecamente egoisti e non inclini alla socialità. La ricerca pubblicata sulla rivista “Psychological Science” avrebbe evidenziato come la percezione della condivisione potrebbe alimentare la chiusura verso gli altri.

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Il bisogno di attaccamento nei bambini

Foto di Anne Geddes

Foto di Anne Geddes

Il comportamento di attaccamento è quella forma di comportamento che si manifesta in una persona che mantiene una vicinanza nei confronti di un’altra persona significativa di riferimento.
Il più grande studioso di questa teoria è stato John Bowlby, che sosteneva che all’inizio della vita l’essere nutriti equivale all’essere amati, il bisogno biologico legato all’alimentazione è presente insieme a un altro bisogno, anch’esso fondamentale, di essere amati.
Prendere in braccio il proprio piccolo che piange è la risposta più adeguata, da parte della madre, ad un segnale di disagio del bambino: esso non si configura come un rinforzo nè come un comportamento che condiziona il piccolo rendendolo “viziato” come asseriscono tutti quelli che ritengono che alcune cose “non vanno fatte per non viziare il bambino”. In questi casi è importante prendere in braccio il bambino, cullarlo, fornirgli quella sicurezza di cui ha bisogno per lo sviluppo di un attaccamento sicuro. La ricerca della vicinanza può essere considerata la manifestazione più esplicita dell’attaccamento.
Gli esseri umani hanno una predisposizione innata a formare relazioni con le figure genitoriali primarie.
Queste relazioni si formano durante il primo anno di vita del bambino ed hanno funzione di protezione.

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