Archivi del mese: agosto 2013

Shopping compulsivo come forma di gestione dell’ansia

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Da recenti sondaggi, il 90% dei soggetti è rappresentato da donne che appartengono a una fascia sociale media, con un’età media di 40 anni. Ma già dall’adolescenza si possono individuare le prime avvisaglie e sintomi della dipendenza da shopping. Cosmetici, capi d’abbigliamento, scarpe e gioielli sono tra gli oggetti preferiti dalle donne, gli uomini invece prediligono accessori tecnologici.

Gli elementi chiave per una lettura psicologica dello shopping compulsivo sono la compulsività degli acquisti come modo di contenimento di una ansia altrimenti indomabile.

Inoltre la sindrome da dipendenza da shopping può essere considerata come un tentativo messo in atto per alleviare uno stato depressivo sottostante di cui il soggetto non sempre è consapevole. Il sollievo che la persona sente dopo lo shopping, va a colmare un vuoto di relazioni, sentimenti e autostima che sta vivendo.

Un altro significativo fattore è costituito dalle ripercussioni sulla vita sociale, lavorativa, familiare e coniugale che la dipendenza da shopping compulsivo causa, oltre alle perdite finanziarie e all’importante portata di stress psicologico, di ansia, di depressione.

Liberarsi dalla dipendenza da shopping si può, come da ogni altra forma di dipendenza, con un trattamento psicologico che tenga sotto controllo i comportamenti problematici e li riduca nel tempo fino a farli scomparire.

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Il ruolo centrale della famiglia e degli amici nei disturbi dell’alimentazione

bulimia

Il disturbo anoressico bulimico e l’obesità si manifestano in genere nell’adolescenza ma le radici si trovano nell’infanzia. I genitori molte volte sono il fulcro del benessere o malessere dei figli. L’anoressia, la bulimia e l’obesità sono malattie che creano disorientamento e dolore all’interno della famiglia e i genitori in particolare si ritrovano confusi, spaventati e  impotenti, con sentimenti di colpa.

Per questo è fondamentale prevedere anche una loro presa in carico all’interno del percorso di cura utile anche per l’equilibrio delle dinamiche familiari.

Anche gli amici hanno una rilevante importanza. È importante la disponibilità all’ascolto non giudicante che rispetti gli spazi e i tempi di chi soffre e non accanirsi in sollecitazioni sull’importanza di alimentarsi. Amici e familiari non possono curare le persone che soffrono di anoressia, bulimia e obesità ma possono indicare percorsi di cura a chi ne ha bisogno.

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La cleptomania

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La cleptomania è un istinto patologico di rubare, irrefrenabile e immotivato impulso coatto al furto di oggetti anche privi di valore. Il cleptomane prova piacere nell’atto del rubare.

Generalmente si manifesta di tanto in tanto, caratterizzandosi con alcune fasi acute, nelle quali il gesto diventa frenetico, alternate con più o meni lunghi periodi di inoperosità. I cleptomani adducono, di solito, come giustificazione per il loro gesto una insoddisfazione personale. Le cause sono però più profonde e persino le spiegazioni sono varie. La cleptomania è considerata come una ossessione poiché questo pensiero fisso sarebbe talmente invadente da bloccare qualunque cosa si stia facendo. La persona viene inquadrata come un individuo capace di intendere, non di volere poiché si rende conto del gesto che commette e delle conseguenze ma la spinta ad agire, è più importante di ogni pensiero razionale.

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Strategie per gestire un tradimento

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I sentimenti e le sensazioni che si provano quando si è subito un tradimento sono vari ma accomunati da una grande sofferenza, delusione e incomprensione. Tante volte sono presenti anche rimorsi per non aver fatto qualcosa, sensi di colpa per aver trascurato, indubbiamente nelle persone tradite c’è una grande delusione.

Diviene quindi fondamentale una reazione che consenta di superare al meglio questa situazione difficile, spesso è utile l’aiuto di uno psicologo. È importante accogliere il dolore vivendo senza fretta le reazioni di rabbia e di sconforto senza fingere indifferenza. Importante anche non decidere subito riguardo il futuro del rapporto, indicato può essere un momentaneo allontanamento per aiutare a pensare.

Consigliate inoltre le frequentazioni non condivise con il partner, in modo da reinventarsi e ricostruire qualcosa di intimo, che aiuta a distogliere anche i pensieri e analizzare la situazione dall’esterno.

Tra gli errori da non fare dopo un tradimento spiccano cercare di riconquistare il partner annullandosi e umiliandosi, estendere la delusione a tutti i rapporti,  mettersi in competizione e confronto con l’amante del partner e continuare il rapporto in un clima di sospetto.

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Lettera da una lettrice

Salve! Ho 25 anni e sono mamma! Sono stanca del mio compagno.
Onestamente non si cosa fare io o meglio noi viviamo a casa con i miei da due anni. Ma al di là di questo non credo di provare amore per il mio compagno. Mi sento stanca per me è un fastidio persino andare a letto a dormire insieme. Credo di essere arrivata. Ma la situazione è difficile.

Carissima,

leggendo le tue parole, che iniziano immediatamente proponendo il problema, si capisce subito che la situazione per te è diventata intollerabile. Non scrivi quanti anni ha il tuo bambino, mi chiedo se per caso la situazione è degenerata da quando siete andati a vivere insieme ai tuoi e il nucleo è cambiato, aggiungendosi al bambino in una fase delicata come quella del diventare famiglia, né so da quanto tempo sei fidanzata per cui riesco con difficoltà a fare ipotesi sul motivo di questa insoddisfazione. Ma quello che si capisce, e tu per prima lo hai capito è che la situazione attuale non ti soddisfa. Mi chiedo se ne hai mai parlato con il tuo compagno, se anche per lui la situazione attuale non coincide con le sue aspettative. La via di fuga da questa situazione è indubbiamente porre questa difficoltà anche al tuo compagno, per sentire intanto cosa pensa lui. Forse la tua sensazione di non amarlo più potrebbe derivare dall’insoddisfazione per la situazione, che vi spinge a non avere privacy, intimità, a costruirvi una idea di famiglia che con l’arrivo del bambino è sempre più importante, forse non ti senti più corteggiata, forse ti senti stanca, forse il tuo compagno non partecipa come spereresti all’accudimento del bambino..provate a ricavarvi uno spazio tutto vostro, prima di prendere decisioni in merito a una eventuale separazione. Accudire un bambino porta via moltissime energie, e c’è bisogno di affinità, di intesa con il proprio compagno, sicuramente di armonia perché i bambini percepiscono qualsiasi stato d’animo e se in casa non siete sereni, questo si ripercuote anche su di loro, che indubbiamente vorrebbero sentire armonia intorno a loro. Forse il fatto di dover accudire un bambino piccolo, sommato al doverlo fare in una casa con tante persone, sommato alla stanchezza che deriva dal dormire poco, portano ad avere questi momenti. C’è da capire se è soltanto un momento, se è risolvibile e se da parte tua c’è la voglia di provare. Coraggio, è difficile ma serve tirare fuori questa situazione con il tuo compagno, lo farai per il bambino, a cui si capisce subito quanto tu tieni e sei legata, anche soltanto a leggere le parole con cui hai iniziato la tua lettera!

 

Si, adoro mia figlia , adoro essere mamma! Siamo a casa dei miei da poco prima di rimanere incinta. Sembrava che lui lo volesse. .Poi da quando ho scoperto di essere incinta lui è cambiato. Prima io gli tenevo sempre testa o meglio si faceva a modo mio poi lui e diventato più duro aggressivo.. credevo che lo volesse veramente ma forse solo non se ne rendeva conto di cosa vuol dire un figlio. Sta di fatto che non è andata come immaginavo mi sono sentita molto sola come se vivessi questa esperienza da sola…. è stata dura i primi tempi. Adesso vuole molto bene alla bimba ma io mi sento infastidita spesso dalla sua presenza ma mi dispiacerebbe per la piccola. Lui magari ha i suoi problemi sta di fatto che è diventato molto aggressivo basta niente x infastidirlo e farsi rispondere male. Sento che adesso ancora non e il momento per decidere o meglio per dire basta.ma credo proprio che comunque arriverà. Non è amore per lui solo tanto bene. forse sbaglio io forse il vero amore non esiste.

Grazie per le tue informazioni, adesso il quadro è più completo. La gravidanza spesso spaventa, tuttavia le donne, per le trasformazioni del corpo, la preparazione “mentale e ormonale”, sono le persone che prima si adattano alla nuova famiglia, all’idea di una nuova gestione ed emozioni. Invece è più difficile per gli uomini, per i quali la situazione non comporta squilibri, sbalzi di umore, fastidi, nausee, pesantezze..e che vivono la bellezza della gravidanza effettiva certe volte da quando inizia a vedersi la panciona. Forse il tuo compagno non aveva realizzato a fondo che significava una gravidanza, o non pensava che risultasse impegnativa così….situazione che indubbiamente è ancora cambiata dopo che è nata la vostra bambina. Comprendo come tu debba esserti sentita trascurata quando hai dovuto gestire da sola un periodo come la nascita e la gestione delle cure iniziali della bambina. Penso che la sua aggressività, la sua insofferenza, siano un po’ causati dalla situazione, dovreste provare a ritagliarvi un periodo, qualche momento da soli voi due, e voi con la bambina, una uscita fuori, una cena, una piccola vacanza, anche soltanto un picnic all’aperto per godervi la vostra famiglia. Ti aiuterà anche a capire se l’amore potete recuperarlo. Non è indubbiamente l’amore dei primi periodi, la passione, l’eccitazione euforica si trasforma in una forma più mite, ma più solida e resistente. Cambia la forma, ma la sostanza cresce!

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L’ansia sociale

parlare in pubblico provoca a molte persone ansia

parlare in pubblico provoca a molte persone ansia

La Fobia Sociale è un disturbo ansioso caratterizzato da una persistente paura nelle relazioni sociali. Comporta una serie di risposte involontarie che possono prendere la forma di sintomi fisici (rossore, tremore, sudorazione, disturbi gastrointestinali, spossatezza) e/o cognitivi (pensieri e fantasie negative).
Un tratto caratteristico della Fobia Sociale è l’ansia anticipatoria, ossia lo stato ansioso si manifesta anche molto tempo prima della situazione temuta.

Questa paura può portare chi ne soffre ad evitare la maggior parte delle situazioni sociali, per la paura di comportarsi in modo “sbagliato” e di venir mal giudicati.
Solitamente le situazioni più temute da chi soffre di fobia sociale sono quelle che implicano la necessità di dover fare qualcosa davanti ad altre persone, come ad esempio esporre una relazione o mangiare; a volte può creare ansia semplicemente entrare in una sala dove ci sono persone già sedute, oppure parlare con un proprio amico.

Tale disturbo sembra esordire normalmente in età adolescenziale o nella prima età adulta.
Solitamente si distinguono due tipi di Fobia Sociale:
semplice, quando la persona teme solo una o poche tipologie di situazioni (per esempio è incapace di parlare in pubblico, ma non ha problemi in altre situazioni sociali come partecipare ad una festa o parlare con uno sconosciuto);
generalizzata, quando invece la persona teme pressoché tutte le situazioni sociali.

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Il disturbo ossessivo compulsivo

Il bisogno irrefrenabile di lavarsi spesso le mani è una compulsione tra le più diffuse

Il bisogno irrefrenabile di lavarsi spesso le mani è una compulsione tra le più diffuse

Il disturbo ossessivo compulsivo è  un disturbo d’ansia caratterizzato dalla presenza di ossessioni (pensieri ricorrenti non desiderati) e compulsioni (comportamenti, gesti che le persone avvertono la necessità di mettere in pratica)

Le ossessioni vengono in mente all’improvviso, contro la volontà del paziente. Queste idee fisse sono sempre accompagnate da un tentativo del paziente di resistereignorandole, tentando di scacciarle dalla sua mente o neutralizzandole con altre idee o azioni,  sono avvertite come incontrollabili e il loro contenuto spesso è molto lontano dai valori, le convinzioni morali o la personalità del paziente. Esempi di pensieri ossessivi potrebbero essere: “Ho dimenticato di chiudere la manopola del gas” oppure “Ci sono dei germi sulle mie mani”. Le compulsioni sono comportamenti (lavarsi le mani, riordinare, controllare) o azioni mentali (contare, pregare, ripetere formule) che la persona mette in atto in risposta a un’ossessione.

Le compulsioni sono comportamenti volontari messi in atto deliberatamente (al contrario delle ossessioni che sono involontarie), ripetute spesso e sempre uguali, e fuori dal controllo. Le persone sentono un forte impulso, una pressione interiore, a mettere in atto la compulsione e si sentono schiave delle compulsioni come se non ne avessero il controllo. Il motivo per cui le persone le compiono è la riduzione del disagio provocato dalle ossessioni e per prevenire un qualche evento temuto.

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